01 nov 2011

28 ottobre 2011 - Quel pomeriggio di un giorno da labbi


A volte basta un semplice sms per scatenare un poco di scompiglio.
Appare, il 21 ottobre 2011, e viene opportunamente discussa sulla lista EBN la segnalazione di un labbo misterioso – rivelatosi poi un giovane di stercorario mezzano – in quel di Torino, e il popolo degli sbinocolatori si mette in moto. Faccio qualche calcolo: tentare il colpaccio venerdì pomeriggio è cosa alla portata. Entusiasmi e velleità ornitofile van però sorrette da adeguata pianificazione di tempi e itinerari; un’analisi logistica mi permette di valutare che senza troppa fatica dovrei arrivare sul posto con treno e bici. La febbre sale. Sulla scia però di recenti trasferte fatte assieme, decido di proporre la gita fuori porta al Piero Bonvicini via sms. In un amen il prof. mette in piedi allegra brigata: potere delle moderne tecnologie.
Il pomeriggio del 28 ottobre la bellezza di due equipaggi si muove dalle lande monsciasche e lecchesi; dal ritrovo monzese partiamo in quattro: col sottoscritto ci sono il Bonvi e Gaia e Lello Bazzi.
(foto: Massimo Brigo)

Nella mia esistenza non ho effettuato tante trasferte per lifer; posso giusto contare qualche episodio qua e là. L’occasione ha tonalità per me eccentriche e insolite, essendo aduso a muovermi in solitaria, con le uscite che acquisiscono toni avventurosi dovendo sempre contare su mezzi pubblici e velocipede, e con le marce di avvicinamento contraddistinte da attese speranzose, condite da un pizzico di training autogeno. Oggi la musica è molto diversa; in vettura l’obbiettivo della giornata affiora poco o punto. Disinteresse? Mah, forse, direi, concessione alla più pura scaramanzia. Nel bellissimo “Questa pazza fede” (indimenticabile ritratto dell’Italietta, attraverso il diario di una stagione dell’Hellas Verona e di tutti i soggetti che ne compongono la galassia), l’autore, Tim Parks, racconta come i dirigenti gialloblu si rifiutino di parlare della partita alla vigilia, ripiegando su argomenti e battutacce alquanto grevi. Qui si vola un poco più alto, ma il labbo rimane sotto traccia. Al solito instancabilmente loquace, la Gaia disquisisce sui pregi del social network per eccellenza; mentre il Piero ha il suo daffare con un navigatore ribelle.
E il resto della comitiva? Presenti; i nostri – Giuseppe Redaelli, Massimo Brigo e Checco Ornaghi – sono già a Torino. Ma ci aspettano all’uscita dell’autostrada, non avendo coordinate sufficienti alla bisogna.
(Foto: Massimo Brigo)

Come vuole facile topos, al nostro arrivo in loco mi suona il cellulare; non è una chiamata di piacere, e devo anche indugiare per un po’ all’apparecchio. Intanto il Bonvi ha già individuato – e senza lenti di supporto, malnatt d’un prof. – il labbo. Provo a puntare il binocolo per un istante: beccato. Beh, almeno l’ho visto.
Lo squallore del sito è direttamente proporzionale all’interesse legato al volatile: tra deiezioni canine e amenità da suburra, le tracce di un’auto incendiata fanno la loro degna figura. Eppure, incredibile dictu, non poche persone si muovono qui; corridori, ciclisti, gente a passeggio: un’umanità che non disdegna di prendere contatto con il popolo del binocolo.
La stella della giornata si concede con generosità. Massimo ne magnifica il piumaggio, che, dice, “…dagli atlanti apparirebbe anonimo e poco affascinante….”. Ne discutiamo le caratteristiche, mentre il Checco sfoggia una guida comprata in Irlanda. Ci sono, come già detto in rete, tutti i tratti dello stercorario mezzano juv, anzi immaturo 1° inverno. Il volatile rimane a lungo in acqua: le strie colorate sullo sfondo scuro fanno magico contrasto; ogni tanto mette in evidenza, per la nostra gioia, anche il sottocoda. “….partisse in volo…”, lamenta il prof. Pazientiamo, pazientiamo, e lo stercorario ci accontenta: le due bande chiare sotto l’ala sono immediatamente visibili.
(Foto: Massimo Brigo)

“…il volo ha toni rapaceschi…”, reciterà il mio quaderno di campo, sul quale aggiungo: “..tiene le ali leggermente piegate, e il battito delle stesse non è profondo…”.

(Foto: Checco Ornaghi)

(Foto: Massimo Brigo)
Non siamo gli unici armati di specola e binocolo (e digitale): c’è anche qualche autoctono, tra i quali Alberto Artiglia, già incontrato altre volte. Debordando in un moto di campanilismo, forse sopra le righe, osservo che il nostro gruppo li supera numericamente. Ci metto anche piccolo vezzo narcisistico, visto che a muovere il tutto sono stato io. Va beh, tiremm innanz. Il Piero lancia un brindisi, alla vigilia del suo compleanno, mentre non manca di chiosare sull’inconsueta presenza del Pepp Redaelli, che ha lasciato Brivio e il Meratese: una volta tanto… Inscì vegan cuma il Reda: se la penisola fosse costellata di soggetti che ne rilevano i vari angoli, avremmo a disposizione una messe di dati da favola. Considerazioni oziose. Ci tocca però levare le tende, tra timori di code in quel di Milano e i tentativi di Checco e Piero di trovare qualche altra perla nei dintorni. Spariscono i due, facendosi aspettare agli automezzi. Quando ci raggiungono, è un farneticare di piro piro rari. Meglio dar di motore, vah.
La chiusura va dedicata agli immancabili ringraziamenti per chi ha segnalato e discusso l’identificazione del volatile, per Giacomo Assandri e Roberto Bonetti per le indicazioni stradali. E, va da sé, per i compagni di questo bel pomeriggio, da labbi.
Matteo Barattieri

1 commento:

Roberto Ceccucci ha detto...

Ragazzi, complimenti per la fantastica osservazione (io non l'ho mai visto..sigh!). Molto bello anche il racconto, ciao Roberto