30 ott 2013

5 ottobre 2013 - Al Lago di Piano tra bramiti, bassa antropologia e storie italiote

Bramito cervi Lago di Piano 5 ott 2013 grido prolungato 968 Intervallo 12 30 14 Terza Parte Def by MatteoB


Antropologia da quatar ghej

Maschietti ornitologi, femminucce mammologhe: così, penso da qualche tempo, si possono individuare un paio di categorie in ambito naturalistico. La notazione va collocata nel capitolo “bassa antropologia” ovvero “antropologia da quatar ghej”. E va presa col dovuto beneficio di inventario, come vuole tutto ciò che non ha fondamenti connotati da solido rigore scientifico. Tutto sommato però sporadiche verifiche qua e là non han mancato di fornire conferme. Alla base, forse, la sollecitazione di istinti materni per il reparto donne, e la sublimazione di conati venatori per la sezione maschile.

Fatte queste premesse, è d’obbligo partire per l’appuntamento coi cervi al Lago di Piano con una brigata a prevalenza femminile; sono con me Alessandra Riva da Muggiò e Noemi Pession, valdostana di Donnaz con radici meneghine per parte materna e di stanza a Milano per ragioni universitarie. L’Ale, compagna di tante avventure in Valle Aurina (campi estivi per minori), riempie parte delle proprie giornate tra gatti, tartarughe e compagnia cantante, con il contorno di una ormai pluriennale attività di volontariato in quel di Vanzago. Ha dote rara la brianzola: la capacità di unire persone diverse tra loro per età, gusti, interessi, riuscendo ogni volta a creare lo spirito del pacchetto di mischia rugbistico, cosa che rimanda al suo recente passato nella pallaovale, troncato da un infortunio alle soglie della maglia azzurra. La Noemi adora invece i pippi (gergale, vale l’italico chirotteri); mammiferi, insomma, a conferma della tesi di cui sopra. I nostri destini si sono così incrociati recentemente, grazie, va da sé, all’Ale e, soprattutto, ad un’attività di indagine sui pipistrelli nel Parco di Monza. Sarebbe una prima assoluta per il Parco del Canonica; l’operazione è ancora agli inizi: se son rose, con quel che segue.

La parte sbagliata del Lago di Como
Il Lago più bello del mondo, d’accordo: topos ormai ripetuto ad ogni occasione. Il Lario ha però, ricordiamolo sempre, due sponde.

“Uhei, siamo in Provincia di Como”, commento durante il viaggio di andata. La Noemi non comprende il cenno di intesa tra me e l’Ale. Memoria biostorica, cara valdostana. Tra monsciaschi e comaschi nei secoli non è mai corso buon sangue. Per il sottoscritto si aggiunge imprinting giovanile. Dovessi comporre un personale romanzo di formazione (un Bildungsroman da ‘700 – ‘800 tedesco), il Lario Lecchese avrebbe parte significativa, con le Grigne sfondo di tante giornate di montagna; lo stesso non varrebbe invece per il lato comacino. E l’Ale ricorda come il Marcello, suo dolce (si fa per dire) corrispondente d’amorosi sensi, anni fa riempisse di insulti i biancazzurri lariani dagli scalmi del Brianteo.


Al Lago di Piano
Un navigatore ballerino ci fa infognare in una via stretta, da cui usciamo alla bell’è meglio. Dall’alto ci appare il Lago. Settori antropizzati incombono sulla Riserva. Ce ne parlerà poi Vincenzo Perin.
È proprio il responsabile della Riserva ad accoglierci con la cortesia delle occasioni speciali. Non è solo: una parte delle circa 20 persone che ruotano intorno all’area protetta sono qui a far da anfitrioni. In ossequio ad una modernità che esige duttilità e flessibilità, si sono adattati anche a compiti non usuali nel quotidiano dello specchio d’acqua lepontino. Qualcuno sarà addirittura in cambusa.
I palchi di cervi impilati in un angolo suscitano nel sottoscritto inevitabili appetiti cleptomani: non credo di essere il solo a dover trattenere istinti poco ortodossi. Di sicuro, sulla mia lunghezza d’onda anche il Claudio Crespi. Ce l’ha su con Giovanni F. il Claudio. Al telefono, in mattinata, mica gli ha detto del labbo appena avvistato su a Gera. Malnatt! Saputo dell’ennesima specie per il Pian di Spagna, da altre fonti, il mago dei nidi artificiali si indirizzava in loco: bottino mancato, e i funghi raccolti a piene mani non sono compensazione adeguata.

L’evento attira anche altre persone, oltre alla banda del CROS. Il nostro gruppo è più che ben rappresentato. Roby Brembilla reca con sé le copie dell’ultima nostra fatica, l’annuario. Giuliana non può mancare, motore primo della serata. Al Piero spetterà la presentazione in chiusura di serata. A distanza di meno di un quattro settimane ritrovo la Gaia. Minimalia: nel suo piccolo, una notizia; un tempo ci si incontrava ogni 12 mesi quando andava bene.





Una conferenza

Davanti ad un auditorio concentrato e attentissimo, Vincenzo Perin ci spiega molte cose sui cervi e sugli ungulati.
In Provincia di Como, il cervo è ben rappresentato. Dalla zona di Cernobbio in su abbiamo 2200 individui. L’ungulato ha tendenze nomadi, ma qui tende ad essere stanziale: utilizza canneti, arbusteti, cariceti…. Una volta all’anno, appunto in questo periodo, per 15-20 giorni i maschi si uniscono qui ai branchi di femmine. Non è, ovviamente, abitudine limitata alla Riserva: fa parte dei normali cicli biologici del mammifero.
Un poco di nomenclatura, a conferma di quanto possa essere ricca una lingua:
-          Cervo: il piccolo si chiama cerbiatto, la femmina dell’anno (di 1 anno) sottile o giovenca, il maschio dell’anno fusone.
-          Cerbiatto: il piccolo si chiama capretto o caprioletto.

Il nome fusone dato ai maschi del primo anno ha una spiegazione: il palco è ancora nella prima fase del suo sviluppo, ed è costituito da una prima stanga.
I giovani mantengono per un po’ il manto pomellato.

I maschi adulti vivono da soli. Al più ammettono la vicinanza di uno scudiero, cioè un maschio giovane. I giovani stanno anche in branchi; nel periodo del bramito provano a fare delle incursioni nelle zone in cui convergono i maschi adulti. Ovviamente per loro è ancora presto, ma la situazione costituisce utile palestra.

Le impronte delle femmine e dei maschi presentano delle differenze. L’orma del maschio ha alla base una coppia di pomelli, piuttosto evidenti. I pomelli nella femmina non sono così visibili, si vede bene invece il filetto, cioè lo spazio aperto in mezzo allo zoccolo.

Gli organi di senso più sviluppati sono quelli dell’olfatto e dell’udito. Non hanno occhi particolarmente acuti, anche se il campo visivo non ha ampiezza trascurabile (310°). Vedono bene l’azzurro e il blu: ciò è dovuto al fatto che nella retina han pochi coni (solo 2). Avete presente quando di notte un fascio di luce illumina gli occhi di un gatto e ci mostra una sorta di specchio? Per i cervi avviene lo stesso: questa superficie riflettente aiuta la vista, aumentando la luce disponibile.

I cervi sono aumentati in questa zona negli anni. Questo rappresenta un problema: gli agricoltori subiscono danni, che non sempre si riescono a risarcire. I fondi disponibili sono pochi. In realtà, i problemi sono, come spesso capita, a monte: mancano gli spazi, gli unici prati sono qui, sul fondovalle. La convivenza con l’unica azienda agricola di questa parte del Comasco, ultima sopravvissuta di un passato più luminoso, è difficile. Nella faccenda si inserisce un nodo tipicamente irrisolto nella gestione del territorio sotto il solo italico: le aree protette (la Riserva del Lago di Piano non fa eccezione) vengono in tante, troppe occasioni imposte dall’alto, senza prima partire da un sano e serio contatto con i locali. Il risultato è un’antipatia nei confronti della Riserva ancora irrisolta.

Non pochi cervi cadono vittime di collisioni con automezzi. La caccia è aperta anche nel periodo del bramito. Ci sono anche episodi di bracconaggio. Altro problema: i piccoli toccati da ignari escursionisti. L’odore dell’uomo permea il manto del piccolo: la madre non lo riconoscerà più. Se si vedono dei cuccioli soli nel bosco, è buona norma non toccarli e lasciarli dove sono.
Questa sera assisteremo alle parate nuziali. Il bramito è uno degli aspetti del fenomeno. L’area dove convergono i maschi può anche trasformarsi in arena, con combattimenti a cornate. Non sempre avviene: in molte occasioni, quando due maschi si guardano può accadere che uno dei due ceda. In questo modo non ci saranno scontri. Dimostrandosi più forte per potenza di bramito e/o grazie alle sue vittorie nelle schermaglie, il maschio conquista un harem.

In cattività un cervo può vivere fino a 20 anni. Per determinare l’età di guardino i denti. Si distinguono 3 classi: giovane, medio, vecchio.
Il palco cade alla fine di febbraio. Poi, con il ritmo di 2 centimetri al giorno, si svilupperà quello nuovo in circa 4 mesi.



Sul campo

Lasciamo il centro visite per l’escursione, i primi bramiti già ben udibili. Ci muoviamo in due gruppi, con la consegna del silenzio.
Lungo il percorso non mancano le tracce. Vincenzo e la sua collaboratrice ci mostrano alcuni esempi.

Una strada tracciata dal passaggio dei cervi. Come molti animali, sono abitudinari: tendono a passare sempre dalle stesse parti.





Quest’albero è stato scortecciato. “La scortecciatura parte dal basso”, spiega la nostra guida.





Nel fango, un’impronta ben visibile. È di una femmina: i due pomelli prima citati non si vedono bene.



I bagni di fango costituiscono uno dei comportamenti più tipici: servono a ripulire il mantello dai parassiti e a rinfrescarsi. L’area mostrata in questa foto è stata utilizzata per i bagni.






Su alcuni alberi, altre tracce.

Scortecciatura: l’animale strappa, partendo dal basso, pezzi di corteccia. Servono a garantire del cibo soprattutto nei periodi di magra (leggi stagione invernale).





 Sfregatura del palco: si vedono strisce sulla corteccia. Sfregare il palco serve e tenerlo pulito; se la corteccia è scura provocherà un annerimento sulle punte.






La mano dell’uomo


Muri a secco, resti di cascine: testimonianze di un passato non troppo lontano. Più in alto, i nostri accompagnatori segnalano un roccolo. “Avendo i fondi si potrebbe ipotizzarne un recupero per fini ornitologici. Pane per i tuoi denti, Gaia”, butta lì Vincenzo.



All’appostamento. Rombo di motori



Raggiungiamo la postazione; siamo sopra i prati dove già risuonano i bramiti. Da qui seguiremo i cervi. L’altro gruppo è già piazzato, non molto distante: sono tutti immobili, in attesa di inquadrature per binocoli e fotocamere. I miei desiderata deviano alquanto da quelli della maggioranza. Un trattore – a quest’ora… – e altri mezzi motorizzati tengono però lontani i quadrupedi. Non è casuale, ci spiegherà poi Vincenzo. Miserie e piccolezze italiche? In parte; il fenomeno si inserisce in un quadro più generale trattato prima: una comunità locale non coinvolta in modo appropriato in scelte riguardanti il territorio può uscire dalle righe.


Quinta colonna
Tutti gli sguardi sono puntati verso i prati e boschi sottostanti. Tutti, meno il mio. Obbiettivo della serata è, per me, registrare i suoni degli ungulati. Mica semplice. Se i guastatori locali si sono alla fine allontanati, rimane qualche quinta colonna a pochi metri. Anche il prof., niente meno. I microfoni dell’apparecchio sono sensibili: le voci si sovrappongono, carogne e indisponenti, ai rumori della natura. Mi sposto a metà strada tra i due gruppi, lanciando pensieri poco urbani alle mie spalle.


Nell’etere

I bramiti riempiono la vallata. Suoni possenti, lanciati di continuo; tonalità arcaiche, ancestrali. Si hanno due tipi di emissioni: il grido prolungato e la serie di gridi brevi (di solito tre). Il grido prolungato può essere seguito o meno dalla serie. Sono in pochissimi casi, annoto, la serie di brevi gridi viene prodotta in modo isolato.
Alcune tracce registrate:

il grido prolungato
Bramito cervi Lago di Piano 5 ott 2013 grido prolungato 968 intervallo 11 12 20 ritaglio primo def by MatteoB



la serie di gridi brevi
Bramito cervi Lago di Piano 5 ott 2013 serie gridi 968 intervallo 12 30 14 ritaglio sec parte def by MatteoB



la sequenza completa: grido prolungato e serie di gridi brevi
Bramito cervi Lago di Piano 5 ott 2013 967 intervallo 25 30 sec sequenza completa def by MatteoB


Palchi nella radura. Un conteggio
Alla fine mi conformo alle moltitudini. Il binocolo serve a qualcosa dopo tutto. Del resto, i quasi due mesi passati in Valle Aurina ogni anno non è che mi abbiano offerto molte occasioni di vedere il nobile palco. E binocolo sia. E le femmine dove sono? Mi domando.
“Mai stato in Valle Albano?”, chiede la Gaia. Rotta a mille esperienze, racconta mirabilie: la fanciulla solletica l’immaginazione, narrando di centinaia di maschi cantori. Ma a offrire spunti alla fantasia del sottoscritto contribuisce di più il paesaggio. Mi accorgo solo dopo un po’ che il Lago è visibile da qui. E i boschi e le valli intorno fan ritrovare ardori escursionisti giovanili, quando specola e volatili erano ancora là da venire: e il pensiero si volge a progettare traversate in queste lande.
Mi confronto con la valdostana. Quanti saranno i maschi? Il referto finale parla di 5 esemplari. L’incedere dei maschi rende giustizia alla loro fama; nemmeno il filo spinato teso a protezione dei prati ne interrompe gli spostamenti. Un paio di esemplari si fan vedere all’aperto; Piero riconosce quello con l’occhio ferito: è il risultato di combattimenti con altri maschi.
Non vedremo mai i cantori correre: i loro sono brevi spostamenti intervallati da più lunghe interruzioni durante le quali fanno udire il bramito.


Di ritorno

Il Vincenzo si scusa per i disturbi che hanno offuscato la bellezza della serata. Qualcosa finirà registrato su un verbale con relativo importo in euro. Nessun problema: il bilancio per me è più che positivo. Ci sarebbe la cena, con concione del prof. Ma avevamo già optato per un rientro prematuro. Dalla parte sbagliata del Lario.

Matteo Barattieri

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